menu Home chevron_right
Revman

La doppia vita del poliziotto rapper

Revman | Giugno 17, 2020
La doppia vita del poliziotto rapper

La doppia vita del poliziotto rapper

DUE DIVISE STESSA MISSIONE Milano. Sebastiano Vitale, 28 anni. A sinistra, in divisa di agente di Polizia, mostra la foto, famosissima, di sua madre. La scattò a Palermo Letizia Battaglia. A destra Sebastiano diventa Revman, rapper antimafia, e fa il tipico gesto di chi canta rap. (Foto Andrea Pavesi). L’ARMA DI UN MICROFONO Sebastiano Vitale in sala di registrazione. Contro la criminalità di giorno usa la pistola, di notte la voce.

«DI SOLITO CHI FA QUESTO GENERE MUSICALE ODIA LE FORZE DELL’ORDINE», DICE L’AGENTE. «MA IO CANTO PER MANDARE UN MESSAGGIO». È LO STESSO CHE DIEDE SUA MADRE QUASI 40 ANNI FA IN UNA FOTO: DIRE BASTA AI CLAN ORGANIZZATI

Di giorno divisa e pistola, di notte microfono e freestyle, il fraseggio incalzante e spesso improvvisato dei rapper. Pare impossibile, contraddittorio, perché spesso i rapper infarciscono i testi delle loro canzoni di insulti contro le forze dell’ordine, si rifanno al linguaggio della criminalità, sono sessisti, si ricoprono d’oro e tatuaggi, si fanno spregio delle regole, eppure è vero. Esiste un altro modo di essere rivoluzionari. Ce lo mostra Sebastiano Vitale, che incarna in sé queste due anime e riesce a conciliarle: ama il suo lavoro al commissariato di piazza San Sepolcro a Milano. dove si occupa di tutto, dalle denunce per furto agli interventi in strada, e di notte si trasforma in Revman, un rapper dal flow (ritmo) veloce che scrive canzoni, tiene concerti, vive un’altra vita. «In realtà questa contrapposizione nasce da uno stereotipo», ci dice Vitale. «C’è il “gansta rap”, da cui mi dissocio, che si rifà alla vita delle bande di strada, alle attività criminali, allo slang degli spacciatori. Non è il mio genere».

Insomma, c’è il crimine che durante il giorno l’agente Vitale si trova a combattere con il suo lavoro; e poi ci sono le sue canzoni che inneggiano alla legalità, alla condanna di chi semina paura e morte. Eccolo il punto di contatto. Basta leggere il brano Mclm: “Ascolta le mie strofe contro le mafie/ questi fanno i gansta chiusi dentro le case/ tutti rimangono in silenzio quando gli dicono di stare zitti/e per evitare conflitti pagano tangenti come affitti”. Sebastiano si fa portavoce di un modo alternativo di fare questo genere: usa il rap per parlare ai giovani.

«Il rap è uno stile che riesce a colpire, va dritto al cervello», dice Vitale. «È il miglior modo per veicolare un messaggio sulla legalità e la lotta alle mafie. Per me era un obbligo fare quello che sto facendo». Era doveroso perché la storia di Sebastiano e la spinta a combattere la criminalità iniziano quasi 40 anni fa, ben prima che lui nascesse. Sua madre è Catia Malizia, meglio conosciuta come “la bambina con il pallone”, immortalata a 10 anni, era il 1980, in una foto che ha fatto epoca. L’autrice del ritratto, Letizia Battaglia, celebre per aver denunciato attraverso immagini di persone comuni il degrado della Palermo soffocata dalla mafia, la colse per caso mentre giocava a pallone nel quartiere La Cala, il porto antico. Fu un momento, la fotografa chiese alla ragazzina di posare contro un portone, fermò per sempre il suo sguardo corrucciato e le sue braccia magre e passò oltre, senza sapere che quella foto sarebbe diventata la sua più celebre anche se di quella bimba non seppe più nulla. «Mia mamma», spiega Sebastiano, «era all’oscuro che il suo ritratto da bambina aveva fatto il giro delle mostre e delle esposizioni di tutto il mondo diventando l’emblema di una realtà durissima che poteva essere cambiata».

Catia cresce, si sposa giovanissima con un agente di Polizia, Salvatore Vitale, quello che anni dopo si sarebbe guadagnato gli onori della cronaca per aver salvato dal gelo una bimba appena partorita di una clochard. La coppia ha due figli, Sebastiano e Giorgio, e il primo segue le orme paterne: studia per entrare in Polizia, passa il concorso a pieni voti, ma non rinuncia alla seconda delle sue passioni, la musica rap. Revman ha già all’attivo tre album. «Scrivo denunce so- ciali e anche storie d’amore», spiega. Nella foto di sua madre ha voluto trovare un collegamento con se stesso, perché anche la piccola Catia fu veicolo di un messaggio di denuncia. «Venimmo a sapere della foto solo nel 2013», racconta Sebastiano. «Letizia Battaglia era andata a Chi l’ha visto? per rintracciare mia madre che era stata tanto importante per la sua carriera». Grazie alla trasmissione di Raitre Catia viene ritrovata. Oggi è una donna di 48 anni, per la quale quella foto rappresenta solo un dettaglio, mentre per Sebastiano è molto di più. «Nel video di Mclm c’è proprio la storia di quella foto. Sono partito da Letizia per continuare con le canzoni la sua stessa battaglia». Il rapper infatti partecipa al concorso “Musica contro le mafie”, organizzato dalla rete di Libera, associazione di don Luigi Ciotti. Assieme a lui altri 343 artisti che hanno scelto il tema della lotta ai clan. E il cerchio si chiude.

«LA CELEBRE FOTOGRAFA SICILIANA LETIZIA BATTAGLIA RIUSCÌ A RITROVARE MIA MAMMA NEL 2013 GRAZIE A “CHI L’HA VISTO?”»

(pressreader.com)
Per leggere l’articolo intero andare sulla fonte QUI

Written by Revman




Contatti Revman

error: Content is protected !!